Aminetu e le tensioni diplomatiche

Sono passati 23 giorni da quel 13 di novembre in cui Aminetu Haidar, di ritorno dagli Stati Uniti –dove era andata a ricevere il premio Coraggio Civile 2009 della fondazione Train- ha dato il via al suo sciopero della fame all’aeroporto di Lanzarote.

Tutto è iniziato quando, al momento di consegnare il formulario con i suoi dati, Haidar ha scelto di scrivere “saharawui”. Le autorità marocchine le hanno ritirato il passaporto e quando è sbarcata in Spagna –nonostante abbia la residenza nel paese iberico- le è stato comunicato che senza il documento non poteva uscire dall’aeroporto. Allora ha deciso di usare la sua arma silenziosa di protesta fino a che non le permetteranno di tornare a El Ayoun dai suoi due bambini, da sua madre, dal suo popolo. “I miei figli sono importanti ma ancora di più lo è la mia dignità. Se morirò rimarranno senza madre ma con dignità”, ha confessato recentemente in un’intervista a El País.

In realtà tutto è iniziato molto prima. 21 anni fa, quando Aminatou (conosciuta anche come Aminatu o Aminetu), allora ventenne, ha cominciato la sua lotta pacifica per l’autodeterminazione del popolo saharawui. L’impegno le è valso quattro anni di carcere marocchino con tortura inclusa, un altro paio di scioperi della fame, un’ ulcera e diversi premi internazionali.

Ma no, in realtà tutto è iniziato ancora prima. Esattamente nel 1975, quando la Spagna ha ceduto la sua colonia del Sahara occidentale al Marocco ed alla Mauritania.

Ma no, bisogna tornare ancora più indietro, fino ai primi del 1900, quando Francia e Spagna accordarono la creazione della frontiera che delimita il territorio oggi rappresentato politicamente dal Frente Polisario.

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La frode di Rom Houben e del suo coma cosciente

La settimana scorsa la stampa internazionale ha diffuso una notizia, apparsa originalmente sul sito del Telegraph, di un uomo belga di 46 anni, Rom Houben, che, sebbene in coma da 26, sarebbe capace, grazie alle terapie a cui è sottoposto, di scrivere messaggi sullo schermo di un computer e di leggere nuovamente.

La notizia ci ha scioccato ed ha risvegliato l’angoscia del dibattito sull’eutanasia che il caso di Eluana Englaro aveva recentemente riacceso. Ci siamo informati ed abbiamo trovato un articolo molto interessante del giornalista spagnolo Luis Alfonso Gámez, pubblicato il 27 di novembre sul Correo Digital, che smaschera la possibile veridicità della notizia. L’abbiamo tradotto per voi:

La prima volta che ho sentito parlare di Rom Houben è stato lunedì in un telegiornale. Ho saputo in questo modo che l’uomo, un belga di 46 anni che aveva trascorso gli ultimi 23 in cura per un coma irreversibile, in realtà era rimasto sempre consciente, intrappolato nel suo corpo e senza potersi comunicare con l’esterno.

Mi è sembrata una storia terribile, troppo buona dal punto di vista giornalistico per essere vera quindi, nonostante mi puzzasse un po’, ho deciso di aspettare di leggere cosa diceva Houben prima di trarre qualunque conclusione. E questo è stato il mio primo errore: fermarmi ai titoli dei giornali e dedurne che l’uomo si era risvegliato dal coma.

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Giornata mondiale contro la violenza sulle donne e le bambine

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In questo giorno dedicato alla denuncia ed alla riflessione vogliamo dar voce ad organizzazioni dei due sessi che –ognuno dal proprio punto di vista- lottano affinché tutti e tutte prendiamo coscienza e responsabilità davanti alla violenza di genere, un problema che va ben oltre la violenza diretta con la quale si tende superficialmente ad identificare.

Un problema la cui soluzione crediamo debba concernere e responsabilizzare sia le donne sia gli uomini in quanto madri e padri delle generazioni future e fautori dei valori (ma anche del linguaggio, dei pregiudizi, degli stereotipi, delle generalizzazioni o dell’assenza di queste) che a loro volta queste trasmetteranno.

La violenza di genere è strutturale (dal momento che lo è maschilismo figlio del patriarcato) ed è strettamente legata ad una cultura ed una religione –triste fattore unitario di realtà per altri versi molto diverse tra loro- insite in tutti e tutte noi.

Il cammino è duro e gli ostacoli, quotidiani, a volte difficili da identificare, ma basta guardare un po’ indietro per vedere che le cose son cambiate e che è possibile, necessario ed in nostro potere che continuino a farlo.

http://www.nondasola.it

http://www.maschileplurale.it

Per info sulle manifestazioni di oggi in tutt’Italia:

http://www.controviolenzadonne.org/html/appuntamenti.html

Quando il lavoro di oggi è la morte di domani, dove sono le alternative?

Petrolchimico, carbone, diossine, polveri. A corto termine sono sinonimi di lavoro, stipendio, possibilità di sussistenza. Oggi si chiamano soprattutto Vinyls di Porto Torres e Alcoa di Portovesme, dove in questi giorni i lavoratori stanno occupando gli impianti e manifestando per evitare il licenziamento.

A lungo termine, invece, significano un contributo significativo all’insostenibilità ed all’acceleramento del già irreversibile cambiamento climatico. Detto così sembra una cosa lontana, che riguarda altri, ma se si scopre che proprio attorno all’Alcoa di Portovesme, produttrice di alluminio, a settembre scorso, sono stati individuati dall’ARPA Sardegna concentrazioni di fluoro nell’aria che superano sei volte il limite massimo consentito dalla legge (e che quindi c’è tanta gente che respira quotidianamente una buona dose di acido fluorico “gratuitamente” -oltre a carbone, diossine e polveri varie-) allora uno inizia a sentire un certo fastidio.

Se poi, pur nella difficoltà di un momento storico come l’attuale (ancor più in un’area depressiva dal punto di vista lavorativo come la Sardegna) e nella disperazione più assoluta, si guarda al futuro e si pensa cosa significherebbe che al proprio nipotino venisse diagnosticato un cancro o una leucemia er la merda che gli si è fatto respirare e bere, anzi per la quale si è lottato con le unghie e con i denti, allora fa proprio paura.

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“Scimpanzè nero” è solo uno degli epiteti coloriti con i quali, dopo le sue performance in uno show televisivo cinese, moltissimi blog e pagine web del Paese hanno definito Lou Jing. Che, ultimamente, ha involontariamente creato un grande dibattito nel gigante asiatico, del quale ora si fa eco la stampa internazionale. Che cos’ha di così speciale questa ventenne attraente? Che oltre ad essere figlia di un afroamericano e di una cinese, è frutto di una relazione “illeggittima”. E, con questo caso, s’inizia finalmente a parlare  di razzismo in Cina.

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Benvenuti nella repubblica indipendente di Malu Entu

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Il suo Palazzo Chigi è un cumulo di pietre e la sua popolazione è composta quasi interamente da conigli e tartarughe. E’ la libera repubblica di Malu Entu ed ha da poco compiuto il suo primo di anno di vita.

In realtà la prima volta che un gruppo di indipendentisti autoproclamarono la repubblica nell’isolotto disabitato di poco più di 3 chilometri lungo la costa occidentale della Sardegna, era il 1978. Allora Salvatore Meloni, il cervello del movimento, oggi presidente dell’autoproclamata repubblica, pagò la sua“cospirazione contro lo stato” –la cui accusa includeva oltre 100 imputazioni- con una condanna a nove anni di carcere, dei quali scontò sei. I tempi sono cambiati ma non la sua risolutezza né la sua energia e a fine agosto del 2008 Doddore (com’è meglio conosciuto) ed i suoi quattro futuri ministri dell’agricoltura, degli esteri, della pesca e del tesoro –anche loro appartenenti al al movimento indipendentista Par.is- ci hanno riprovato. Pacificamente e rivendicando il diritto all’autodeterminazione dei popoli.

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Berlin, ich liebe dich

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Quattro passi a Berlino

IMG 1030 Quattro passi a Berlino

La mezzanotte è passata da un po’ e Margherita va verso casa, con piccoli passi veloci e decisi, che scelgono la direzione, senza ripensamenti, senza indugi.L’Oranienburgerstrasse, a quest’ora, brulica ancora di gente; i camerieri thailandesi invitano a sedersi; sui sedili del Bellini stanno seduti turisti eleganti e sprovveduti; all’angolo con la Tucholskystrasse si alza il vociare di uomini e donne che ordinano birra.

Procede per la sua strada, Margherita e si guarda intorno, guarda ogni viso, annusa ogni odore, cammina e assorbe tutto e canticchia una canzone…”Sag mir wo die Blumen sind,wo sind sie geblieben, sag mir wo die Blumen sind, was ist geschehen…” Una canzone della guerra, Marlene, cara vecchia Marlene, te ne sei andata da Berlino tu, la tua amata città e chissà quanto doveva mancarti…ma erano altri tempi quelli, ora Margherita cammina, torna alla sua stanza e non ci sono bombe, non ci sono sirene, l’aria è fresca, la mente è libera, questo è il quartiere di Mitte, questa è Berlino Est, questo è il luglio del 2009 e si respira in una città libera, distesa. E’ straniera in questo paese, ma cosa importa, cosa importa se, come diceva Marion in quel film di angeli, uomini e cielo, nulla le è estraneo, per lei è come essere qui da sempre.

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Elena Ledda intervista Elena Ledda

La soprano di anima folk Elena Ledda, referente della musica sarda nel mondo, mercoledì scorso ha fatto un concerto nel prestigioso Palau della Musica Catalana all’interno del ciclo “musiche della Mediterrania”.

Ziddicca l’ha intervistata

-   Come descriverebbe la musica che fa a chi non la conoscesse?

-   Direi che è una musica sarda e mediterranea, che vorrebbe raccontare quello che è il popolo sardo in questo momento. Quando canto è questo che cerco di rappresentare. Read more

Il cambiamento climatico e Barcellona II

BGB 175 Il cambiamento climatico e Barcellona II

Una ventina di attivisti della campagna “El clima no está en venda” e della organizzazione International Rivers hanno manifestato verso le otto di stasera davanti al ristorante Barceloneta del quartiere omonimo, dove i rappresentanti delle maggiori corporazioni idroelettriche erano riuniti con i delegati delle negoziazioni sul cambio climatico di diversi paesi in uno spazio parallelo a quelli ufficiali delle giornate pre Copenhagen che stanno avendo luogo in questi giorni nella ciudad condal.

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