I mille colori di Piazza Vittorio

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BGB 4948 I mille colori di Piazza Vittorio

BGB 5026 I mille colori di Piazza Vittorio

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Alla ricerca di un’Italia dove immigrazione non fosse sinonimo di esclusione, dove poter capire altre esperienze di convivenza oltre a quelle già tristemente conosciute, e ben rappresentate, dai recenti fatti di Rosarno, siamo finiti a Piazza Vittorio. Nell’ultimo quartiere della capitale per numero di reati pro capite, l’Esquilino, a pochi passi dalla Stazione Termini, basta mettere piede nella piazza quadrata circondata dai famosi portici di Gaetano Koch per sentirsi già in viaggio.

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Il parco dedicato a Nicola Calipari che ne occupa il centro la mattina è il punto di ritrovo di coreani, latinoamericani,  filippini, rumeni, cinesi, sikh. La sera i ragazzini cinesi giocano a basket con gli italiani mentre all’altra punta, nelle giostre che dirige con un click Santa, dello Sri Lanka, 32 anni (in Italia da 10), ad ogni giro i seggiolini sono occupati da bambini di una nazionalità diversa, mentre le mamme continuano a chiacchierare. La presenza di un centro sociale postfascista nei dintorni, la famosa Casa Pound, si avverte solo grazie ai numerosi manifesti sparsi (molti già strappati) nei portici della piazza.

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BGB 4835 I mille colori di Piazza Vittorio

Il mercato, il più grande della città con i suoi 250 banchi, è una grande scatola di colori e profumi. Il verde dello shim (simile a un fagiolino piatto) e dell’okra (tra una zucchina ed un peperone verde) del Bangladesh, il giallo e l’arancione delle spezie e il biancoazzurro del pesce si fondono col rosa dei salumi (l’unico angolo dove sono rigorosamente rosa chiaro le mani che avvolgono e la maggior parte di quelle che comprano). Come in ogni mercato che si rispetti ognuno ha la sua clientela. Però carne e pesce son terreno comune. Dietro ai banconi ci sono italiani, egiziani, indiani e bengalesi che servono cinesi, africani, italiani o filippini. E quando a fianco si ritrovano un posto come “El banco latino” di Maria, Ecuador, 32 anni (in Italia da 10) dove i legumi e la frutta attirano come una calamita, bè, si fermano a comprare. E pure lei, quando chiude il banco all’ora di pranzo, si ferma a comprare il coucous, che “non m’aspettavo fosse così buono”, da un altro.

“Ci conosciamo e rispettiamo tutti”, dice. “Siamo solo quattro donne e quando qualche cliente ci importuna, qualcuno lascia sempre il banco e viene ad aiutarci”.

Problemi? Conflitti?

“Quelli di un normalissimo quartiere”.

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Continua…Torneremo a Piazza Vittorio. C’è molto di più da raccontare.

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