Aminetu e le tensioni diplomatiche

Sono passati 23 giorni da quel 13 di novembre in cui Aminetu Haidar, di ritorno dagli Stati Uniti –dove era andata a ricevere il premio Coraggio Civile 2009 della fondazione Train- ha dato il via al suo sciopero della fame all’aeroporto di Lanzarote.

Tutto è iniziato quando, al momento di consegnare il formulario con i suoi dati, Haidar ha scelto di scrivere “saharawui”. Le autorità marocchine le hanno ritirato il passaporto e quando è sbarcata in Spagna –nonostante abbia la residenza nel paese iberico- le è stato comunicato che senza il documento non poteva uscire dall’aeroporto. Allora ha deciso di usare la sua arma silenziosa di protesta fino a che non le permetteranno di tornare a El Ayoun dai suoi due bambini, da sua madre, dal suo popolo. “I miei figli sono importanti ma ancora di più lo è la mia dignità. Se morirò rimarranno senza madre ma con dignità”, ha confessato recentemente in un’intervista a El País.

In realtà tutto è iniziato molto prima. 21 anni fa, quando Aminatou (conosciuta anche come Aminatu o Aminetu), allora ventenne, ha cominciato la sua lotta pacifica per l’autodeterminazione del popolo saharawui. L’impegno le è valso quattro anni di carcere marocchino con tortura inclusa, un altro paio di scioperi della fame, un’ ulcera e diversi premi internazionali.

Ma no, in realtà tutto è iniziato ancora prima. Esattamente nel 1975, quando la Spagna ha ceduto la sua colonia del Sahara occidentale al Marocco ed alla Mauritania.

Ma no, bisogna tornare ancora più indietro, fino ai primi del 1900, quando Francia e Spagna accordarono la creazione della frontiera che delimita il territorio oggi rappresentato politicamente dal Frente Polisario.

E si, bisogna tornare molto indietro per capire le ragioni e le complicazioni della crisi diplomatica che il governo di Zapatero si trova ora ad affrontare. E per riuscire a capire, anche se in realtà ci si riesce solo in parte, com’è possibile non solo che nessuna autorità competente stia facendo reale pressione al governo di Rabat ma che addirittura quest’ultimo si senta in diritto di minacciare la Spagna. Come ha fatto ieri Taieb Fassi-Fihri, il ministro degli esteri marocchino, quando in occasione della riunione del Consiglio di Associazione tra l’Unione Europea ed il Marocco ha ricordato che “la Spagna ha nel Marocco un interlocutore privilegiato per combattere i suoi problemi d’immigrazione” e che “sarebbe un peccato che il caso di Haidar pregiudicasse questa relazione fruttifera”.

Da ieri Aminetu ha rifiutato di essere seguita dai medici e, per ora, la decisione del governo Zapatero è di non alimentarla contro la sua volontà. Speriamo inizino anche a ricordare le proprie responsabilità sulla situazione e a darsi da fare sul serio per non lasciarla morire. Quello si’ che sarebbe un peccato. Capitale.

Per ulteriori informazioni http://todosconaminetu.blogspot.com/, http://www.saharaindependiente.org

18/12/2009  Dopo 32 giorni di sciopero della fame Aminetu torna a casa

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